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La
filosofia della musica
Comprendere
la musica è il compito dell'interazione
di queste due spinte: l'essere musicale e il tendere
alla filosofia della musica. Th. W. Adorno
- Contributi (disponibili in formato
PDF)
1 La filosofia della musica di Adorno: dialettica,
Hegel, Beethoven di Marco Franceschetti - 2 Il
Beethoven di Adorno. Un confronto con il Romanticismo, con Fichte
ed Hegel. di Federica Gradoli
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Adorno e Beethoven, ma Hegel?
La critica più insistente ad Adorno da parte musicologica è
quella di trascurare i riferimenti alla concreta esperienza musicale.
In che misura questa critica è fondata? Che ruolo gioca il contesto
filosofico specifico del pensiero adorniano nella filosofia della musica?
Esiste un predominio dell’uno sull’altra o si verifica invece
effettivamente un’interazione profonda?
La critica all’illuminismo, la dialettica hegeliana e negativa,
la sociologia mettono in luce alcuni problemi legati alla pretesa di superare
una conoscenza di tipo analogico e al valore dialettico del particolare,
anche nel pensiero musicale.
La centralità di Beethoven nel pensiero filosofico-musicale di
Adorno è testimoniata dalla rilevanza che i riferimenti al compositore
hanno in Beethoven. Philosophie der musik, un’ampia raccolta di
frammenti e progetti inediti.
Adorno, prima del Beethoven.
Adorno parla filosofico al filosofo, rivolgendosi al musicista attraverso
l’analisi tecnica della descrizione musicale.
L’artista che non accetta gli schemi collaudati o cristallizzati
della conservazione e della convenzione borghese, sia pure modificandoli
senza alterarne la sostanza, stravolgendo e mirando così a nuove
forme e nuovi contenuti, rischia di trovarsi escluso e ignorato dalla
società.
La parabola del linguaggio musicale occidentale ha portato Wagner a decretare
la crisi del campo modale-tonale, inteso come spazio sonoro entro il quale
la sensibilità si è mossa dal Medioevo fino allo scorso
secolo, e ha condotto Mahler ad un utilizzo estremo della frammentarietà
del sistema tonale nel linguaggio sinfonico.
Il sistema tonale conserva molti elementi del sistema modale dal quale
deriva (musica greca e canto liturgico cristiano), con il rafforzarsi
del rapporto da dominante a tonica (Finale) che unisce stabilmente i sette
suoni della gamma (nel sistema modale, l’ottava non costituisce
ancora un’unità modale, poiché è ottenuta dalla
successione di due tetracordi; e il tetracordo è il solo campo
che garantisce alla percezione musicale l’unità fondamentale
dei suoni).
L’armonia raggiunge la sua stabilizzazione con l’adozione
del temperamento equabile agli inizi del Settecento, dando avvio alla
fioritura del linguaggio musicale entro i limiti delle dodici tonalità
fissate sui dodici semitoni che dividono l’ottava.
Di fronte al frantumarsi del campo tonale, il musicista si trova smarrito,
qualsiasi accordo armonico, qualsiasi immagine melodica, appaiono irripetibili,
a causa della loro pregnanza storica.
Il problema centrale della teoria adorniana risulta essere il passaggio
dalla nuova organizzazione musicale alla soggettività autonoma,
attraverso il principio tecnico dello sviluppo, rischiando però
di creare il sopravvento della tecnica.
Adorno, dopo il Beethoven.
Il programma illustrato da Adorno nel Beethoven rispecchia chiaramente
la linea hegeliana adottata dal filosofo.
Nella Filosofia della musica moderna e nel Wagner Mahler. Due studi, utilizza
il metodo dialettico, come indagine storica, filosofica e musicale, anticipando
il percorso compositivo beethoveniano.
Il processo della sintesi e delle antinomie hegeliane negano la loro negazione,
per non cadere in contraddizione e attestare l’organizzazione totale
della musica, come rinascita sociologica.
Il programma hegeliano risulta essere definito, ma perché cominciare
dalla conclusione di un processo, quindi dalla frammentazione del sistema
tonale in Schonberg e Strawinsky, e non dallo stesso Beethoven.
Bisogna precisare che la critica adorniana non trova riscontro in un ipotetico
rapporto intellettuale tra Beethoven e lo stesso Hegel, come testimoniato
dai Quaderni di Conversazione del compositore e dalle Lettere stesse.
Adorno vuole ricompiere il processo dialettico, come percorso autentico
dell’Assoluto, il quale si articola in sintesi, antitesi e tesi,
cercando così di poter ricomporre la frattura ormai evidente della
società moderna, utilizzando lo stesso procedimento dialettico
tentato da Beethoven nella Nona sinfonia, ma con l’attuazione concreta
della sintesi solamente nella composizione della Decima.
Il percorso intrapreso dal filosofo nel Beethoven, non è altro
che il processo dialettico apparente compiuto dall’uomo verso l’Assoluto,
nel quale il fine, la società ricomposta, risulta essere sempre
per ultimo, come nella Nona Sinfonia, mentre in realtà è
quello che si realizza per primo nell’Assoluto, come nella Decima
sinfonia.
Però la frattura è purtroppo ultimata, grazie alla verità
apparente dell’uomo, dove solamente ripercorrendo il cammino dialettico
della tonalità assoluta è possibile ripristinare l’organizzazione
totale musicale.
Critica di quello che Adorno avrebbe scritto
su quello che Beethoven non ha completato.
La linea critica conduttrice utilizzata da Adorno esplica la stretta
interazione esistente tra la musica e la filosofia, prendendo come modello
analogico lo stile compositivo dialettico beethoveniano.
Nella Filosofia della musica moderna denuncia la crisi della società
esistente, rappresentata dalla frammentazione dello stesso sistema tonale,
presente nelle composizioni di Schomberg e di Strawinsky, per poi riprendere
la triade dialettica hegeliana, utilizzata dallo stesso Beethoven nella
tecnica tonale, con il fine di ricostruire la frattura evidente contemporanea,
nel sogno monumentale dell’umanità mondiale, idealizzata nella
Nona sinfonia, come tesi e realizzata nell’Incompiuta, come sintesi.
Il sistema tonale beethoveniano, formulato in tesi, tonalità, in
antitesi, negazione della tonalità precedente per affermare quella
successiva, negando la sua negazione come tale e in sintesi, come Finale,
e il tendere alla libertà, si manifesta come un cammino apparente
dell’uomo verso l’Assoluto, dove la libertà nella Nona
si attua nella sintesi, nell’ultimo momento dialettico, mentre nella
Decima sinfonia, la sintesi si esplica fin dall’inizio, come concretezza
della libertà stessa.
La Nona sinfonia, con la sua struttura tonale del Finale, rappresenta “L’assoluto
in Beethoven-questo è la tonalità.” , mentre l’Incompiuta,
con la ciclicità e la ripresa dei suoi movimenti, manifesta “L’assoluto
in Beethoven-questo è la ripresa”.
La sistematizzazione estetica musicale si determina definitivamente nell’Estetica,
dove Hegel sancisce il compito specifico della musica, il quale “consiste
nel fatto che essa rende per lo spirito ogni contenuto non quale si trova
nella coscienza come rappresentazione generale o esiste per l’intuizione
come determinata forma esterna, oppure acquistata per mezzo dell’arte
una sua apparenza più adeguata, ma quale diviene vivo nella sfera
della interiorità soggettiva” .
Questa interpretazione viene ripresa dallo stesso Adorno, nel tentativo
di codificare il significato e la struttura musicale delle composizioni
beethoveniane, attraverso il metodo compositivo dialettico.
Sia la Nona che gli abbozzi della Decima sinfonia, ultimata poi da Barry
Cooper, presentano chiari elementi stilistici musicali romantici, come la
tonalità e la ripresa.
Il programma esistente in Adorno, risulta essere quello di voler instaurare
un’analogia evidente tra Hegel e Beethoven, utilizzando così
una critica hegeliana, e incentrandosi sull’appartenenza stilistica
al romanticismo del compositore, ma trascurando la sua non conoscenza del
pensiero hegeliano.
La linea critica adorniana, può essere integrata, utilizzando una
critica d’ispirazione fichtiana, comparando il testo dell’Inno
alla Gioia di Schiller con i contenuti dell’opera i Discorsi alla
Nazione tedesca di Fichte.
L’ideale di fratellanza e di unione comunitaria presente nella Nona
sinfonia non può trovare ispirazione nella concezione individualistica
statale di Hegel, poiché la volontà di Beethoven non concilia
con “…lo spirito del mondo hegeliano” .
L’ideale esposto trova attuazione invece nella Decima sinfonia, definibile
come “l’Assoluto di Beethoven”, con risoluzioni stilistiche
musicali romantiche presenti già nella Nona sinfonia, con l’esaltazione
della ripresa rispetto alla tonalità.
Il sistema tonale è predominante ed essenziale per qualsiasi composizione
musicale, ma anche la ripresa, così evidente nei frammenti della
Decima e utilizzata anche per dare risalto al Finale nella Nona, risulta
essere fondamentale come tecnica compositiva in Beethoven, tanto da portare
Adorno ad una contraddizione: “ L’ultimo Beethoven non ha affatto
eliminato la ripresa, ma ha dato risalto in essa a quest’ultimo momento.
Occorre dire che la ripresa in sé non è soltanto cattiva,
ma tettonicamente ha il suo significato estremamente positivo nella musica
“precritica”. Diventa veramente cattiva solo nel momento in
cui diventa buona, cioè viene giustificata metafisicamente da Beethoven.
Questo è un cardine della costruzione dialettica” .
Pertanto la citazione adorniana “L’assoluto in Beethoven-questo
è la tonalità…” , deve essere integrata dicendo
che “L’assoluto in Beethoven-questo è la tonalità…e
la ripresa”. Per saperne di più, consulta
i contributi o richiedi le copie PDF!
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