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2- Le mie ragioni
di Matteo Perlini, alias Epicurus
Analizziamo uno ad uno gli argomenti
di Socrate, cercando trovarne i punti deboli.
1. E se lo Stato diventa maligno?
E’ vero che se “per ogni individuo x, x può trasgredire
le leggi dello Stato per puro capriccio” allora lo Stato cessa
di esistere, e questo non si può permettere per il principio
(d). C’è però un grosso ma. Infatti se la proposizione
precedente non può essere considerata morale, possono esserlo
(rispetto ai principi di Socrate) le proposizioni: “non per
un numero sufficientemente significativo di x, vale che x può
trasgredire le leggi dello Stato” e “per ogni individuo
x, x può trasgredire le leggi dello Stato perché ingiuste
o applicate ingiustamente”. Cioè l’impossibilità
salta se non permettiamo che lo facciano tutti gli individui, oppure
se tutti sono ben motivati (cioè lo Stato è stato
ingiusto). In quest’ultimo caso si potrebbe anche verificare
che tutti gli individui siano ben motivati e allora lo stato si
distruggerebbe, ma così facendo non stiamo andando contro
il principio (d)? E’ vero, ma se lo Stato diventa enormemente
maligno, allora Socrate non riconoscerebbe tale entità come
Stato, quindi in questo caso il principio (d) implicherebbe proprio
l’eliminazione del falso Stato (perché maligno) e il
consequenziale tentativo di costituirne un vero Stato.
2. Ma chi ha detto che questi
erano i patti?
I patti sono per Socrate di obbedire allo Stato, e per lo Stato
difendere e diffondere la giustizia. Ma lo Stato ha commesso un’ingiustizia
verso Socrate, sciogliendo così tale patto. Quindi Socrate
non ha obblighi verso lo Stato.
3.Può un padrone può
uccidere immotivatamente un suo servo?
No, e quindi neppure lo Stato. Il creatore ha forse più diritti
del generato (e qui dico forse proprio perché tale tesi è
molto discutibile, ma eviterò ora di sviluppare tale obbiezione),
ma quando il creatore compie ingiustizie, diventa malvagio e così
– per le stesse parole di Socrate – non merita d’essere
ascoltato e ubbidito: “le persone per bene - ed è di
loro che ci deve importare.”
4. Morire per dei capricci?
Si assume che la guerra per la quale lo Stato ci manda a morire
sia giustificata, ovvero che diminuisce le ingiustizie e promuove
la giustizia (ad esempio: una guerra per autodifesa), quindi possiamo
e dobbiamo combattere (ed eventualmente morire) per contrastare
tali ingiustizie. Ma da ciò non si deduce assolutamente che
possiamo o dobbiamo morire per dei capricci.
5. Lo Stato può essere considerato
giusto, anche se avvengono delle ingiustizie.
Quindi è vero che Socrate considerava in modo
molto positivo lo Stato, ma per questo dobbiamo sottoporci anche
a ingiustizie dello Stato stesso? Gli esseri umani non sono prescienti,
quindi se lo Stato si comporta in linea di massima correttamente,
allora accetto di restarci, ma non posso sapere cosa accadrà
in futuro.
6. Le ragioni di Critone
E’ vero che gli amici rischiano
l’esilio e la confisca dei beni, ma Critone stesso ha affermato
che lui e tutti gli altri amici di Socrate sono pronti a rischiare:
(a) per Critone e gli altri è peggiore la vergogna che l’esilio:
questo andrebbe considerato come un principio di Critone (e degli
altri), ed essendo Socrate una persona che rispetta le opinione
di brave persone, tale principio dovrebbe ricevere la stessa importanza
dei principi di Socrate; quindi una soluzione con non risponde a
tale vincono non è una soluzione ammissibile. Critone dice:
“mi vergogno per te e per tutti noi, amici tuoi, perché
si dirà che siamo stati dei vigliacchi, in tutta questa tua
faccenda, dalla tua comparizione in tribunale, quando potevamo evitarla,
alla discussione stessa del processo, come si è svolta, fino
all'ultimo atto, vero e proprio ridicolo epilogo di un dramma, per
cui, di certo, si crederà che è stata dappocaggine
e codardia, la nostra, se non siamo stati capaci di salvarti, noi
da parte nostra e tu dalla tua, quando la cosa era facile e possibile,
solo che ti avessimo minimamente aiutato.” Comunque ci sono
altre due obbiezioni indipendenti che rendono nulla questa argomentazione.
(b) Ma se è giusto e quindi doveroso cercare di diminuire
i mali nel mondo, allora è doveroso pure che Critone e gli
altri aiutino Socrate ad evadere, se assumiamo che Socrate sia legittimato
a fuggire, come dal resto sto cercando di argomentare . (c) Si potrebbe
trovare un modo per far evadere Socrate tramite il quale non si
lascerebbero indizi su chi sia il responsabile di tale evasione.
Così il punto (6) in generale dimostra che Socrate a torto
nel dire che per gli amici egli non può fuggire, cioè
dimostra che egli può; mentre in particolare, i punti (a)
e (b) di questa mia controargomentazione dimostrano come Socrate
debba necessariamente evadere .
7. Altre due controargomentazioni.
(a) Socrate può andare in un luogo dove non sono conosciute
le sue gesta, o almeno in un luogo dove non lo potrebbero riconoscere
dal volto. (b) E’ Socrate stesso che dice che bisogna interessarsi
solo delle persone buone e giuste, così se una persona è
buona e giusta riconoscerà l’innocenza di Socrate (sto
proprio dimostrando questo!) e non lo tratterà male, anzi
lo elogerà; mentre se è una persona meschina allora
non ci interessa ciò che pensa.
8. Lontano o morto?
Sapere per i figli che il padre è lontano ma vivo è
ben diverso dal sapere che egli è morto, infatti in futuro
si potrebbero rincontrare in incognito in qualche luogo, almeno
per un po’ di tempo. Oppure, in futuro, Socrate potrebbe essere
riconosciuto innocente e così potrebbe tornare a casa dei
suoi figli. E poi noi tutti sappiamo che presumibilmente i figli
di Socrate preferirebbero vivere col padre in terra straniera che
vivere senza di lui.
Critone sostiene che Socrate debba evadere per la sua responsabilità
verso i suoi figli, ma Socrate demolisce tale argomentazione: questo
mio punto ora dimostra invece che Socrate ha torto mentre Critone
ragione. Così Socrate deve evadere.
9. Giustizia?
Ma se Socrate è nel giusto la giustizia vuole proprio che
Socrate evada dal suo carcere.
10 Responsabilità.
Non si può prima far ricadere la responsabilità dell’accaduto
sugli uomini, e poi perché fa comodo, far ricadere la colpa
sulla società. Inoltre la società non può essere
trattata come entità individuale e personale, se non metaforicamente.
Ma c’è di più, la società dice “se,
invece, fuggissi, rendendo vigliaccamente ingiustizia per ingiustizia,
male per male, trasgredendo ai patti e agli accordi stipulati con
noi, facendo del male a chi meno lo meritava, cioè a te stesso,
agli amici, alla patria e a noi”, basandosi su tali assunti:
il solo reagire ad un’ingiustizia è un’ingiustizia,
Socrate sta trasgredendo ai patti stipulati, l’evadere è
un’ingiustizia verso sé i suoi amici e alla patria.
Ma tutti questi assunti sono falsi, come ho dimostrato in precedenza:
infatti si può reagire ad un’ingiustizia senza commetterne
un’altra, non ci sono più patti tra Socrate e lo stato,
Socrate non compie ingiustizia verso i suoi amici e verso di sé.
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