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Giustizia = sapienza
Per concludere che tutte e quattro
le virtù sono uguali (per il principio di identità),
si cercherà ora di vedere se giustizia e sapienza siano uguali.
L' esame ha già mostrato la sostanziale
uguaglianza di giustizia e santità da una parte e di saggezza
e sapienza dall'altra.
Un intervento relativistico di Protagora interrompe la linearità
del percorso, ma noi continueremo l' analisi sulla base di alcuni
concetti che troviamo nella seconda parte del dialogo.
Socrate:
(1) Si può essere saggi pur commettendo delle ingiustizie
(2) Essere saggi vuol dire pensare bene
(3) Pensare bene vuol dire deliberare bene se, commettendo ingiustizia,
si riesce nei propri scopi (cioè in quello che si desidera)
(4) Le cose buone sono utili all' uomo
Possibile conclusione:
(5) Quindi (teor. cont.) le cose cattive sono dannose
(6) Ci si dispone ad ottenere qualcosa solo se la si desidera
(7) Il desiderio di giustizia è desiderio del bene, dell'utile,
del piacevole
(8) Quindi il desiderio di ingiustizia è desiderio del male,
cioè di qualcosa di doloroso
(9) Nessuno volontariamente (cioè sapendolo e potendo evitarlo),
vuole il male
(10) Quindi chi persegue un'ingiustizia non conosce la natura di
ciò che cerca
(11) Quindi chi commette ingiustizia non è sapiente
<12> Sapienza è uguale a saggezza
(13) Dunque chi commette ingiustizia non è saggio.
Formalmente:
(A=essere sapienti; B=commettere ingiustizie)
| 1 |
(1) |
A B |
A |
| 1 |
(2) |
A |
1 E |
| 1 |
(3) |
B |
1 E |
| 4 |
(4) |
B→-A |
ind. |
| 1,4 |
(5) |
-A |
3,5 MPP |
| 1,4 |
(6) |
A -A |
2,5 I |
| 4 |
(7) |
-(A B) |
1,6 RAA |
→ coraggio=scienza
|