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Il ruolo
della scienza nella condotta umana
Il seguito del dialogo affronta il problema se la scienza abbia
o meno il totale controllo sulle azioni dell' uomo.
Socrate propone a Protagora di
esaminare l'opinione della maggioranza, secondo cui molti, pur sapendo
che il male è male, ugualmente lo fanno, vinti dai piaceri.
(1) La scienza non ha il dominio sulle azioni, ma è schiava
delle passioni, tanto che, sopraffatto dai piaceri, anche l'uomo
che conosce la malvagità di un'azione, la fa (A)
(2)Il male è il dolore e il bene è il piacere xxii
(ind.)
(3) Quindi molti, pur sapendo che le cose cattive sono tali, ugualmente
le fanno, perché vinti dai beni (1,2)
(4) Ma allora il bene non è degno di vincere sul male
(5) Se una cosa vince sull'altra è per via della quantità
<6> La vittoria dei mali sui beni la consideriamo un errore
(7) Allora quest'errore consiste nello scegliere mali maggiori in
cambio di beni minori
(8) L'uomo compie cose dolorose, pur sapendo che sono dolorose,
sopraffatto dai piaceri (1,2)
(9) Come in (7), anche qui "essere sopraffatti" vuol dire
scegliere dolori maggiori in cambio di piaceri minori
(10) Tutte le scelte che si basano sulla quantità si operano
pesando tra di loro le quantità in questione (secondo la
scienza della misura)
(11) Se non (10), nella scelta interviene anche il fattore "lontananza"
degli effetti, il quale opera come una "illusione ottica"
(12) Ma se dalla correttezza della scelta dipende la nostra sopravvivenza,
come avviene per la scelta tra dolore e piacere, bisognerà
farsi guidare dall'arte della misura e non dall'apparenza ingannatrice.
La scelta in base alla scienza della misura è l'unica che
garantisce un risultato favorevole
(13) Il risultato negativo ("sopraffazione") avviene per
mancanza di scienza, cioè per ignoranza.
(1) è la tesi che Socrate vuole confutare,
(2) è una premessa ottenuta per induzione e (3) e (8) sono
semplici sostituzioni dei termini stabiliti in (2). Socrate si serve
di questi due passaggi per applicare il principio: se una cosa vince
sul suo contrario, o la prima ha più valore, oppure ha una
maggiore quantità.
In questo caso, visto che il vincitore è il male,
che certamente nell' ottica socratica non supera per valore il bene,
allora diremo che vince nel senso che lo supera, cioè che
dalla scelta l'uomo ottiene un male più grande del piacere
che lo accompagna.
Gli elementi che determinano la scelta sono due: o la scienza
oppure la fallacia dell'apparenza (che ci offre
un'immagine distorta della realtà). Se si agisce seguendo
la scienza, questa ci permetterà di individuare le azioni
i cui effetti negativi non superino quelli positivi e quindi non
saremo sopraffatti; altrimenti ci affideremo alla distorsione della
realtà causata dal principio che le cose più vicine,
nel tempo e nello spazio, sembrano più grandi di quello che
sono realmente.
Alla luce di queste definizioni Socrate può correttamente
concludere che, "se la nostra felicità consistesse in
questo" (Prt.356d), cioè nella ricerca del piacere,
allora saremmo proprio costretti a seguire la scienza, e qualunque
errore (cioè qualunque dolore) sarebbe ignoranza nel senso
di mancata applicazione dell' unico corretto criterio di scelta.
Riepilogo
Se la scienza non ha il completo controllo sull'uomo, cioè
se l' uomo, pur conoscendo il male, lo fa, allora in questo egli
caso si lascia vincere dai piaceri.
Posto che il male è dolore e il bene piacere, se il male
ha la meglio sul bene, allora il bene non è degno di vincere.
Se si verifica una situazione nella quale il bene non è degno
di vincere, questa non potrà avvenire che per una scelta
errata.
Quindi, se l' uomo, pur conoscendo il male, lo fa, la sua scelta
è dovuta ad un errore di calcolo, cioè ad ignoranza.
Formalmente:
| 1 |
(1) |
-A→B |
A |
| 2 |
(2) |
-A |
A |
| 1,2 |
(3) |
B |
1,2 MPP |
| 4 |
(4) |
B→C |
A |
| 1,2,4 |
(5) |
C |
3,4 MPP |
| 6 |
(6) |
C→D |
A |
| 1,2,4,6 |
(7) |
D |
5,6 MPP |
| 1,2,4 |
(8) |
-A→D |
2,7 PC |
→ il coraggio
come scienza del temibile
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